Masaccio, Polittico di San Giovenale

Ricordando Masaccio

E’ un anno importante, questo, per ricordare Masaccio, tra i più grandi pittori di tutti i tempi. Sia per il restauro appena iniziato del suo capolavoro  (gli affreschi nella Cappella Brancacci, nella chiesa del Carmine di Firenze, dove peraltro è possibile salire sui ponteggi), che per la ricorrenza dei 600 anni dalla sua prima opera: il Trittico di San Giovenale. Questa prima perla della produzione masaccesca - che si trova presso il Museo Masaccio d'Arte Sacra accanto alla Pieve di S. Pietro di Cascia, Reggello, in provincia di Firenze – riporta infatti la data “23 aprile 1422”. Per l’occasione, proprio dal 23 aprile, lo stesso museo propone la mostra “Masaccio e i maestri del Rinascimento a confronto”, incentrata su questo capolavoro giovanile: di grande bellezza e naturalezza sono la Madonna con bambino, al centro, affiancati da quattro Santi; il tutto all’interno di un spazio che, per la prima volta in pittura, ubbidisce alle leggi della prospettiva brunelleschiana. 

Il 1422 fu un anno davvero significativo per Masaccio: s’iscrisse all’Arte dei Medici e Speziali di Firenze (la corporazione di riferimento dei pittori), e il 19 aprile partecipò alla consacrazione della Chiesa del Carmine ritraendosi, insieme ad altri celebri artisti, nell’affresco La Sagra, purtroppo andato perduto. Miracolosamente scampata all’incendio del 1771, invece, fu la cappella Brancacci, nella cui scena più celebre del ciclo dedicato alla vita di San Pietro, “il tributo”, Masaccio rese omaggio alla sua  terra d’origine: nel paesaggio sullo sfondo, infatti, si riconosce il Pratomagno, promontorio non lontano da San Giovanni Valdarno, dove Masaccio era nato nel 1401 e dove si trova la sua casa natale.

A Firenze Masaccio – Tommaso era il suo vero nome, ribattezzato così probabilmente per la ruvidità del carattere – si era trasferito nel 1418 e qui, oltre alla Cappella Brancacci, si conservano tante altre sue opere. La Galleria degli Uffizi conserva sia la “Sant’Anna metterza” (una Madonna con bambino e Sant’Anna, realizzata da Masaccio probabilmente in collaborazione con Masolino) che la delicata “Madonna del sorriso”. Capolavoro affrescato in piena autonomia è la Trinità nella Basilica di Santa Maria Novella. E’ riferita a Masaccio la predella (episodi dalla vita di San Giuliano), ora al museo Horne, del Polittico già in Santa Maria Maggiore, eseguito in collaborazione con Masolino.

Nel 1428 Masaccio risulta essere a Roma dove, all’età di 27 anni e in circostanze ancora misteriose, trovò la morte. Era riuscito,  però, a rivoluzionare il corso della storia dell’arte occidentale  - Insieme a Donatello e Brunelleschi nella Firenze del primo Quattrocento - grazie al nuovo realismo della sua arte, grazie alla nuova umanità dei suoi personaggi.