
Orchestra della Toscana | Estate Fiesolana 2026
Appuntamento martedì 21 luglio 2026 al Teatro Romano di Fiesole con un nuovo progetto da camera firmato ORT che rende omaggio a una delle voci più iconiche della canzone italiana: Ornella Vanoni, interprete capace come poche di attraversare decenni, stili e linguaggi senza mai perdere identità. Gli Ottoni dell’ORT, affiancati dalla voce solista di Nadyne Rush, danno vita a una rilettura elegante e sorprendente del suo repertorio, tra canzone d’autore, teatro e raffinata leggerezza.
Questo concerto è un viaggio dentro l’universo sonoro e poetico di Ornella Vanoni, dove la parola pesa quanto la musica e ogni melodia è un racconto sussurrato, ironico, a volte malinconico, sempre profondamente umano. Il gruppo degli Ottoni dell’ORT, sostenuto da una sezione ritmica (pianoforte, basso elettrico e batteria), affronta questo repertorio con arrangiamenti originali firmati da Demetrio Bonvecchio che ne esaltano la sofisticazione armonica e il respiro internazionale, senza tradirne l’intimità. Le canzoni di Ornella – nate dall’incontro con alcuni dei più grandi autori italiani – trovano negli ottoni una nuova dimensione timbrica: calda, avvolgente, talvolta graffiante, capace di passare con naturalezza dal gioco ritmico al lirismo più raccolto. Il linguaggio ritmico diventa il terreno ideale per far convivere eleganza, improvvisazione controllata e una sottile tensione emotiva.
Al centro della scena, la voce solista di Nadyne Rush dialoga con l’ensemble in un continuo gioco di rimandi: non imitazione, ma interpretazione consapevole, che restituisce lo spirito di brani diventati patrimonio collettivo – da Senza fine a L’appuntamento, da La musica è finita a Una ragione di più – illuminandoli da angolature nuove. Ne nasce uno spettacolo che non è semplice tributo, ma racconto musicale: un ritratto incontro luce di un’artista che ha fatto della libertà espressiva, dell’ironia e della sensualità misurata la propria cifra stilistica. Un progetto cameristico che unisce rigore e leggerezza, memoria e presente, e che conferma ancora una volta la versatilità dei musicisti dell’ORT nel muoversi con naturalezza fuori dai confini del repertorio sinfonico.
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